Esperienza formativa in teatro: Leadership Emotiva

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(A cura di Samantha Peroni – pedagogista presso Fondazione Macchi Ospedale del Circolo di Varese)

Che fosse un corso diverso me ne sono resa conto fin dal principio.

La presentazione in teatro: non il solito “giro di tavola” in cui raccontare qualcosa di sé, ma un gioco d’attenzione e dinamismo. Tono, volume di voce e prossemica. Il corpo nello spazio. Vicinanza e lontanza dei corpi = rapido cambiamento del volume della voce. Conoscersi diventa immediato e coinvolgente. Il nome dell’altro non è un semplice attributo su cui sorvolare ma un dato importante, da memorizzare. Questa capacità di farci uscire “allo scoperto” e in tempi brevissimi ha giocato un ruolo decisivo nel costruire un’energia di gruppo positiva e proficua. Primo step fondamentale per affrontare le proposte operative e “non convenzionali” successive. Con i termini Leadership Emotiva si intende la capacità di influenzare gli altri attraverso il riconoscimento delle emozioni, si fa riferimento all’intelligenza emotiva. Il corpo ci parla, ma spesso non lo ascoltiamo. Essere leader significa non solo sapere, ma soprattutto saper essere, è qualcosa che riguarda la consapevolezza di sé (self awarness), la capacità di definire gli obiettivi di eccellenza ed essere empatici (self direction) e riguarda la gestione di sé (self management).

Abbiamo imparato l’arte di navigare le emozioni, ci siamo confrontati sui possibili stati d’animo propri, al lavoro o in famiglia e sulle più frequenti reazioni. Navigare mi fa pensare ad un fluire emotivo dove si possa scegliere consapevolmente di mettersi alla plancia comandi. L’idea è quella di sfruttare l’energia e le informazione delle emozioni per scoprirne l’elemento di saggezza. Accendere i fanali per portare alla luce alcuni stati emotivi.

Con la guida di Iacopo e Alessandro abbiamo avuto modo di riflettere sui comportamenti già utilizzati per fronteggiare momenti emozionalmente intensi. Abbiamo riflettuto e acquisito manovre e strategie per superare con maggior efficacia eventuali momenti critici. Gli esercizi corporei, intervallati alla parte teorica in misura paritaria, sono stati davvero efficaci nella scoperta e nell’approfondimento del nostro mondo emotivo, dando la possibilità di testare con mano quanto appena appreso in via teorica. L’idea di fondo che faceva da filo conduttore nel training era quella di riconoscere e sfruttare l’energia e le informazioni contenute nelle emozioni per scoprire l’elemento di saggezza e divenirne, conseguentemente più consapevoli.

Molto interessante scoprire come anche nei lavori di William Shakespeare sia possibile individuare i differenti ruoli che un leader può assumere e le diverse competenze necessarie per ricoprire con successo un ruolo manageriale. Ci è stato chiesto di analizzare i testi di alcune opere dello scrittore, individuarne le emozioni creando in sottogruppi una scena di 3 minuti in cui far emergere le caratteristiche emotive rinvenute nel brano. Questo è stato uno degli esercizi che ho apprezzato di più. Shakespeare si è sempre espresso con fermezza contro la visione comune che riteneva che i grandi leader fossero tali per nascita e che i migliori nell’esercitare la leadership fossero coloro che incarnavano con forza l’autorità: alcuni dei suoi personaggi, infatti, falliscono proprio perché basano la loro autorità sul diritto di nascita, ancora convinti che potere ed autorità siano legati indissolubilmente alla persona.

Se dunque provassimo a leggere Shakespeare in chiave manageriale, ci accorgeremmo che solo Enrico V si dimostra, un vero leader, semplicemente perché capisce che non può fare nulla senza le persone che comanda. E’ un maestro nel management, un esempio perfetto di ciò che si intende per leadership di successo: assolutamente affascinante.

Sono rimasta davvero contenta di come, nel giro di due giorni, si sia snocciolato un percorso intenso per un gruppo di tredici sconosciuti! Siamo stati guidati fin dal principio a lavorare su un nostro obiettivo di eccellenza e ci siamo ritrovati sempre più lontani dalla nostra zona di comfort condividendo apertamente quanto emerso, senza nessun tipo di pregiudizio. Questo ha permesso a tutti di toccare e attingere al profondo dei propri vissuti portando in luce sentieri emotivi già percorsi e altri nuovi percorribili in linea con la nostra sfida dichiarata in partenza (l’obiettivo sfidante).

Come ci è stato detto in apertura citando una frase di A. Huxley “C’è un solo universo che puoi essere certo di migliorare, e questo sei tu!”

Personalmente? Aspetto il prossimo!

Samantha Peroni, pedagogista, assistente alla comunicazione per disabili sensoriali lavora con Fondazione Macchi Ospedale del Circolo di Varese

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