In Risorse umane

Introduzione

L’intelligenza artificiale è entrata con forza nella quotidianità lavorativa: automatizza processi, accelera le decisioni, supporta analisi e comunicazione.

Proprio in questi giorni un cliente ci ha contattato dicendoci:
«Vi ho trovati grazie all’intelligenza artificiale».

Alla domanda “come?”, la risposta dell’HR è stata semplice e spiazzante:
«Scrivendo il mio bisogno, siete stati la prima azienda che mi ha suggerito ChatGPT».

Questo episodio racconta bene quanto l’AI stia già influenzando scelte, relazioni e processi aziendali.

Ma per chi si occupa di organizzazione, leadership e sviluppo delle persone resta una domanda centrale:

Che ruolo ha l’intelligenza emotiva nell’uso dell’AI in azienda?

Proviamo a rispondere partendo da due prospettive complementari:

  1. un contributo divulgativo autorevole;
  2. una ricerca scientifica recente.

Intelligenza emotiva e AI: il punto di vista divulgativo

Un recente TEDx dal titolo “Emotional Intelligence: The Human Edge in the Age of AI”, a cura di Bhaskar Indrakanti, spiega perché l’intelligenza emotiva (EI) rappresenti il vero vantaggio competitivo umano nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il messaggio è chiaro: l’AI può supportare decisioni e analisi, ma non sostituisce la capacità umana di comprendere emozioni, contesto e relazioni. È proprio questa competenza che permette di usare la tecnologia in modo maturo e responsabile.

Intelligenza emotiva e uso dell’AI: cosa dice la ricerca

La ricerca “Investigating Emotional Intelligence and Employees’ Well-Being in an AI-Enhanced Workplace” ha coinvolto quasi 1.000 professionisti e ha analizzato la relazione tra:

  • livello di intelligenza emotiva (EQ),
  • frequenza di utilizzo dell’intelligenza artificiale sul lavoro.

Il risultato finale ci dice che:

non esiste una correlazione diretta tra alto EQ e maggiore utilizzo dell’AI.

Intelligenza emotiva e AI: cosa dice la ricerca e perché conta davvero nelle aziende | Change Project - tabella rapporto tra eq e utilizzo dell'ai

Le persone emotivamente intelligenti non usano necessariamente l’AI più degli altri.
L’adozione degli strumenti dipende soprattutto da:

  • ruolo organizzativo,
  • accesso alla tecnologia,
  • cultura aziendale,
  • aspettative del management.

Questo dato sfata una convinzione diffusa: le competenze emotive, da sole, non aumentano automaticamente l’uso dell’AI.

La survey EY Work Reimagined 2025 (15.000 dipendenti in 29 Paesi) conferma il quadro:

  • l’88% utilizza l’AI per task di base,
  • solo il 28% delle aziende ottiene risultati realmente trasformativi,
  • in assenza di solide basi umane e organizzative.

Perché l’intelligenza emotiva resta centrale nell’uso dell’AI

1. Decisioni più consapevoli

L’AI fornisce suggerimenti, analisi e output, ma non sostituisce il giudizio umano.

Chi possiede una buona intelligenza emotiva è più capace di:

  • riconoscere limiti e bias degli output AI,
  • evitare automatismi decisionali,
  • integrare dati, contesto e impatto umano.

Senza questa competenza, il rischio è affidarsi ciecamente alla tecnologia.
Uno studio SSRN (2024) sugli AI-enhanced workplaces mostra infatti una correlazione positiva tra EQ e benessere dei dipendenti, mitigando gli effetti negativi dell’automazione.

2. Comunicazione più efficace

Sempre più persone utilizzano l’AI per:

  • rispondere a e-mail,
  • costruire report,
  • preparare presentazioni e messaggi interni.

Qui l’intelligenza emotiva fa la differenza nella:

  • gestione del tono comunicativo,
  • qualità delle relazioni,
  • prevenzione dei conflitti.

Un testo formalmente “corretto” o apparentemente “empatico” può risultare freddo o inappropriato se manca la sensibilità emotiva di chi lo utilizza.

3. Leadership e uso maturo dell’AI

Per chi guida persone e Team, l’intelligenza emotiva è una competenza chiave per:

  • accompagnare l’uso dell’AI nei Gruppi.
  • affrontare resistenze e paure legate al cambiamento,
  • creare fiducia in contesti di trasformazione tecnologica.

Una ricerca UNIGE/UniBE (2025) ha mostrato che i Large Language Model superano gli esseri umani nei test standard di EQ (82% vs 56%), ma solo se supervisionati da esperti con elevate competenze emotive.

La sfida non è scegliere tra umano e artificiale, ma integrarli in modo intelligente.

4. EQ e AI: un falso dilemma

Il tema anche di questo articolo non è stabilire se le persone emotivamente intelligenti usino più o meno l’AI.

Il punto centrale è un altro:
Chi ha un buon livello di intelligenza emotiva tende a usare meglio l’AI.

“Meglio” significa:

  • maggiore senso critico,
  • maggiore responsabilità,
  • maggiore attenzione all’impatto sulle persone.

In questo senso, l’intelligenza emotiva diventa un moltiplicatore di valore nell’adozione delle tecnologie.

5. Implicazioni per aziende, HR e manager

Per le organizzazioni emerge una riflessione strategica chiara:

  • non basta introdurre strumenti di intelligenza artificiale,
  • non basta formare sulle competenze tecniche,
  • serve investire anche su soft skills, intelligenza emotiva e consapevolezza organizzativa.

Le aziende che lavorano su entrambi i livelli – tecnologico e umano – sono quelle che riescono a trasformare l’AI in un vero e proprio vantaggio competitivo.
Secondo EY, questo può generare fino al 40% di produttività aggiuntiva.

Conclusione

Questo articolo mostra che non esiste una correlazione diretta tra intelligenza emotiva e quantità di utilizzo dell’AI, ma esiste una relazione molto forte con la qualità del suo utilizzo.

L’AI accelera i processi.
L’intelligenza emotiva dà direzione, senso e qualità alle nostre ricerche di informazioni e alle nostre decisioni

Nel futuro del lavoro, la competenza distintiva sarà saper tenere insieme tecnologia e competenze umane.

Come ha detto A.J. Scott in un in un episodio del McKinsey Global Institute’s Forward Thinking podcast: “As machines get better at being machines, humans have to get better at being more human”.

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Fonti

Risorse umane: strategie per attrarre e trattenere talenti | Change Project - immagine di una persona che indica verso lo schermo come per significare che stiamo cercando proprio tu che guardiEmpowerment aziendale: come sbloccare il potenziale dei collaboratori nel 2026 | Change Project - Collaboratrici festeggiano in azienda