Nella selezione del personale sappiamo quanto sia importante valutare la motivazione del candidato al lavoro e al ruolo specifico proposto. Il selezionatore esperto riconosce che un’alta motivazione è in grado di sopperire ad alcune debolezze sulle competenze.
Ma non sempre siamo consapevoli che certe professioni possono puntare ad elevate performance solo se alimentate da passione. Questo binomio “passione – eccellenza” non è solo osservabile nel mondo dello sport, in particolare dilettantistico, ma anche lavorativo
Prima di affrontare questo tema di rilevante importanza per la nostra vita professionale è opportuno chiarire il significato di passione e distinguerlo dalla semplice motivazione.
La motivazione, quindi, ha un carattere contingente, legato al soddisfacimento dei bisogni e al raggiungimento degli obiettivi. Lo vediamo chiaramente nello sport, nello studio e nella vita quotidiana: le persone più vive, energiche e propositive sono quelle alimentate da obiettivi in cui credono. La gratificazione che ricevono non è solo legata al raggiungimento dell’obiettivo bensì dal percorso verso l’obiettivo. Non a caso le aziende ed i Manager più evoluti sanno stimolare i propri collaboratori, condividendo con loro obiettivi, non necessariamente economici, ma sicuramente appaganti.
La passione è un’evoluzione della motivazione: non dipende solo dalla gratificazione del risultato, ma si autoalimenta dal semplice fatto di poter essere vissuta con continuità. È una forza interiore che ci accompagna nel tempo. Certo, i successi la rinforzano, ma la passione va oltre: catalizza i nostri pensieri, stimola positività e genera nuove idee.
Svolgere un lavoro che ci appassiona significa provare gratificazione costante, a prescindere dai risultati. La passione ci permette di autogenerare pensieri positivi legati a ciò che facciamo, un po’ come suggeriva Lucio Battisti nella sua celebre canzone Penso a te: “Io mi sveglio e penso a te! Io lavoro e penso a te!”.
Se quella era una passione sentimentale, nel mondo del lavoro le passioni sono più rare e fragili, ma quando scattano ci rendono privilegiati: il lavoro diventa meno faticoso e più capace di illuminare i nostri pensieri. Non a caso si dice: “Coltiva una passione e non ti sentirai mai solo.”
Eppure, in molti ambienti lavorativi dichiarare di avere passione per il proprio lavoro viene liquidato come utopia. Purtroppo, questo è vero per mansioni ripetitive, rigidamente governate da procedure, dove l’essere umano non ha spazio di esprimere le proprie idee, ma esistono tanti ruoli che hanno fame di creatività e spirito critico. Eppure, spesso, le persone scelgono il rifugio nel conformismo, confermando come l’orientamento al “risparmio energetico – anche mentale” sia una costante umana.
Poniamoci pertanto una domanda: “Può scattare la passione per il proprio lavoro?” Steve Jobs afferma che “L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo”. Da parte mia confermo che la passione può sempre scattare a condizione che l’attività lavorativa si presti al miglioramento continuo e alla personalizzazione, e che la persona sia disposta a uscire dalla propria zona di comfort, superando il classico “Abbiamo sempre fatto così!”. Una frase che i cultori della qualità interpretano come sinonimo di mediocrità.

Alcune attività professionali hanno una performance strettamente legata alla passione: quando la fiammella si spegne, si scivola facilmente in una routine che genera mediocrità.
Confermiamo questa opportunità con tre esempi concreti:
- La docenza: offre innumerevoli spunti per alimentare la passione. Per un docente, la passione non è semplice motivazione a insegnare: è la forza vitale che sostiene il desiderio di trasmettere conoscenza, che resiste alla fatica e che trasforma gli ostacoli in opportunità di crescita reciproca. La passione nella docenza stimola innovazione, coinvolgimento e massimo apprendimento per i discenti. Dove prevale la routine, la qualità dell’insegnamento scivola verso la mediocrità.Pensiamo all’insegnante che entra in aula scarico, con un’espressione del viso seria, evitando il contatto visivo con l’aula. Esordisce con “Oggi parleremo dei Promessi Sposi” e parte con un lungo monologo, senza fare domande, senza gioco dei toni né pause. Può essere il più grande cultore del Manzoni, ma senza il minimo entusiasmo, non sarà in grado di trasmettere nulla ai suoi studenti.Con un pizzico di passione professionale prenderebbe coscienza che il valore della sua lezione è stimolare interesse e favorire l’apprendimento.
- La vendita: quando la vendita viene vissuta senza un pizzico di passione rischia di tendere inesorabilmente alla routine, con messaggi generalizzati e standard, noti come il famoso “disco rotto” che identifica una modalità comunicativa, generalmente spenta nel volume e nei toni, incapace di esprimere emozioni. Il venditore tende a svolgere il suo compitino, senza fare domande intese a personalizzare l’offerta. Troppe aziende selezionano i propri venditori sulla base della conoscenza del mercato e non sanno valutare la vera marcia in più del venditore: la passione per il ruolo. Questa passione esiste in molti venditori, persone costantemente gratificate dai loro successi, ma anche stimolate dal forte orientamento ai risultati.La loro passione fa la differenza fra la vera professionalità e i mercenari che saltano da un’azienda all’altra.
- La sanità: ha bisogno di medici appassionati, capaci di aggiornarsi continuamente ed empatici verso i pazienti, non solo sul piano terapeutico ma anche umano e motivazionale. Per anni questa passione ha collocato il medico su un piedistallo sociale e professionale. Si parlava del “Nostro medico” con rispetto e ammirazione. Oggi, invece questa immagine sembra offuscata, probabilmente a causa dell’organizzazione sanitaria che spinge verso ruoli amministrativi che poco hanno a che fare con la vocazione medica. Dove la passione si affievolisce, il medico rischia di trasformarsi in semplice amministratore di ricette, dimenticando lo spirito del giuramento di Ippocrate.
Molte altre professioni hanno “fame di passione”. La riflessione, dunque, si estende a tutto il mondo del lavoro, consapevoli che dove domina la routine, prospera la mediocrità.
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