La vita ci offre innumerevoli spunti per arricchire la nostra esperienza, il segreto è farne oggetto di riflessione per poi condividere le conclusioni con un uditorio più ampio.
Sono così nate le perle di saggezza, un’opportunità per tutti coloro che desiderano partecipare alla discussione, meglio in forma attiva, allo scopo di raggiungere conclusioni concrete applicabili alla nostra realtà lavorativa e di vita.
La prima perla di saggezza del nuovo anno, vuole esaminare alcune evidenti criticità della società e della performance lavorativa, le cui cause sono ricollegabili alla sottocultura del fatalismo. Siamo tutti convinti che il fatalismo sia stato superato, ma gli esperti di behaviorismo (psicologia comportamentale) sono concordi nel ricollegare alcune debolezze clamorose, presenti nella società, alla sottocultura storica della fatalità. Ecco perché parliamo di “germi della fatalismo “
Andremo ad esaminare le cause di alcune sciagure ricorrenti che caratterizzando il paese in cui viviamo, evidenziando l’incapacità dell’essere umano ad affrontarle con rigore e con progetti correttivi. Parleremo pertanto di:
- mortalità sulle strade,
- incidenti sul lavoro,
- femminicidi
- comportamenti lavorativi asettici orientati alla deresponsabilizzazione
La fotografia delle competenze italiche
Nelle mie lunghe esperienze di lavoro, ho avuto il privilegio di confrontarmi con colleghi di vari paesi, prevalentemente europei, dove ognuno di noi si sentiva ambasciatore delle virtù del proprio paese. Ho preso così coscienza della grande stima di cui gode l’homo italicus per la sua creatività e velocità mentale nel trovare soluzioni innovative. Siamo molto stimati anche per la nostra intraprendenza imprenditoriale, tant’è che siamo al primo posto in Europa per numero di piccole aziende, spesso inventate da un pioniere italiano, privo di titoli di studio.
Questo lampo di orgoglio nazionale veniva sempre bruscamente bruciato dal confronto delle altre variabili della performance lavorativa, quelle necessarie ad affrontare con rigore le inevitabili criticità che caratterizzano la ns. società. Siamo fortissimi nella critica attestando nel contempo un’altissima tolleranza alle inefficienze e ai gravi problemi
Mi sono chiesto il perché di questa debolezza, e l’ho ricondotta ad un’eccessiva influenza storica della cultura del fatalismo, forse influenzato dai commenti sciagurati, tutt’ora in auge, che di fronte a eventi gravi, si chiama in causa il destino, evidenziando il nostro senso di impotenza.
Qual è la causa? La lunga influenza della tradizione cattolica ha favorito inevitabili spinte al fatalismo predeterministico, sia pure distaccandosi dal fatalismo islamico, tant’è che il cattolicesimo ha riconosciuto il libero arbitrio. L’unica certezza è l’influenza che ha generato sulla scarsa propensione dell’essere umano a sentirsi responsabile dei propri eventi. Non a caso Cicerone lo chiamava il ragionamento pigro in quanto tutti gli eventi negativi erano attribuiti al Fato.
Ben lungi da me nel trascinarvi in una sterile discussione sul fatalismo, vi ricordo che si tratta solo di una “toccata e fuga” sulle possibili cause, per poi tornare alla sostanza dei paradossi che ad oggi possiamo osservare.

Il bollettino di guerra della circolazione stradale
L’articolo 11 della nostra costituzione ripudia la guerra, ma è stata scritta troppo presto, infatti avrebbe dovuto ripudiare anche la guerra civile nelle nostre strade.
Per troppi anni abbiamo assistito ad una depenalizzazione di coloro che causavano le sciagure. L’ubriaco che provocava morti nelle strade, non era sanzionabile sul piano penale, doveva solo risarcire i danni economici. Per quanto mi riguarda siamo di fronte al trionfo del fatalismo, dove si ignoravano tutte le gravi responsabilità personali, non a caso si parla di incidente e non di atto criminoso.
Finché un signore, di nome Stefano Guarnieri, carissimo amico ed ex collega di lavoro, colpito direttamente dalla morte del figlio Lorenzo a causa di uno sciagurato scontro stradale, ha avviato una lunga campagna durata tanti anni, per far riconoscere l’omicidio stradale. Stefano è il fondatore dell’Associazione Lorenzo Guarnieri.
Recentemente è stato varato il nuovo codice della strada, ampiamente contestato, ma anche in piena armonia con la cultura del fatalismo, infatti non si riscontra un solo provvedimento a favore della prevenzione. Si aggravano le pene, partendo dal presupposto sbagliato che abbiano un’influenza diretta sul numero di morti e feriti. Non ci si rende conto che le cause sono legate a comportamenti sbagliati che possono essere debellati solo con un alto livello di monitoraggio. L’ubriaco che sale in macchina probabilmente segue questo ragionamento illogico: “Caspita oggi sono veramente annebbiato, ma devo fare solo una ventina di Km. per tornare a casa! Non mi hanno mai fermato, perché dovrebbero farlo oggi?”. Questo si chiama cultura del fatalismo.
Gli incidenti sul lavoro
In questo caso il bollettino di guerra ci presenta nel 2023 c.a. 400.000 incidenti, solo all’interno dei posti di lavoro, di cui oltre 1000 mortali. L’attenzione al problema è molto alta, con elevati investimenti in formazione e campagne di sensibilizzazione. Si osservano anche segnali di una maggiore consapevolezza, sia nelle aziende che nell’opinione pubblica, tant’è che rileviamo un leggero declino, negli ultimi anni.
Quando si parla di morti il termine “leggero declino”, va letto come grande fallimento dei provvedimenti preventivi.
Questa evoluzione culturale verso la sicurezza trova paradossalmente il suo freno negli addetti ai lavori le cui attività sono talmente abitudinarie e apparentemente sotto controllo da mettere in secondo piano la normativa preventiva, in piena armonia con la cultura del fatalismo. Gli organi deputati alla sicurezza interna, soprattutto nelle aziende meno organizzate, non assicurano la necessaria supervisione e, troppo spesso, il senso di urgenza dei lavori e il contenimento dei costi rappresentano la priorità assoluta: casco, guanti, imbracature, sono un fastidioso optional che può essere ignorato.
Alcuni mesi or sono ho osservato dalla finestra di casa, due muratori su un tetto al quarto piano dell’edificio di fronte al mio, erano privi di imbracature. Sono stati ignorati da tutti per circa 20 giorni, anche dal sottoscritto. Il mio ragionamento, forse sbagliato, era il seguente: una mia segnalazione verrebbe vissuta come spiata inopportuna, di fronte a coloro, muratori, impresa edile e committente (vicini di casa), che vivono questi comportamenti come normalità.
In altre parole nascono comportamenti omertosi di fronte a situazioni gravi che l’opinione pubblica considera normali, relegando un possibile incidente ad un evento fatalistico.
Questa pseudo normalità ci dice che ogni anno abbiamo c.a.1200 morti per incidenti sul lavoro, prevalentemente per cadute dall’alto. Nel 30% dei casi per assenza di imbracature.
Il percorso di prevenzione si basa molto sulla comunicazione, anche a forte contenuto emozionale, soprattutto nella celebrazione del morto. Mi sono sempre chiesto i motivi dello sciopero dopo una incidente mortale! Personalmente la leggo come celebrazione della nostra incapacità ad avviare una vera prevenzione attraverso un monitoraggio a tappeto delle attività a rischio. Spostiamo gli scioperi sulle incapacità delle aziende a far osservare con rigore le norme sulla sicurezza, anziché celebrare i morti sul lavoro
Il femminicidio
Il fenomeno dei femminicidi in Italia rappresenta, ai miei occhi la conferma della sottocultura fatalistica, con un trend costante che si aggira intorno ai 100 episodi l’anno. Quasi tutti questi omicidi sono talmente efferati da scuotere gravemente l’opinione pubblica e spingerla verso politiche di prevenzione.
Ancora una volta è la morte che fa scattare l’attenzione su un gravissimo problema, quello della violenza psicologica e materiale consumata quotidianamente all’interno dei rapporti di coppia, fa parte dei problemi sommersi. La donna, compagna o moglie, spesso con figli, evita la denuncia, per mille validi motivi di privacy, ma troppo spesso anche per paura di ritorsioni. Il 15% delle vittime aveva denunciato l’omicida, questo doveva significare un monitoraggio rigoroso dei movimenti del compagno violento, tale da azzerare il rischio di ulteriori aggressioni.
Questi fallimento nella protezione della vittima è un deterrente a nuove denunce, indispensabili per scoprire la pentola delle violenze psicologiche e materiali all’interno dei rapporti di coppia.
“Quanti anni e quante nuove donne dovranno essere uccise prima di interventi risolutivi?”
Bob Dylan risponderebbe: “ The answer, my friend, is blowin’ in the wind, the answer is blowin’ in the wind.
La proattività in azienda
Sono sempre stato convinto che un’azienda vincente dovrebbe circondarsi di persone proattive, pronte a rilevare ogni opportunità di miglioramento per proporre soluzioni o intervenire in prima persona. Convivere con gli errori con il commento: “Abbiamo sempre fatto così!”, dovrebbe rientrare nella giusta causa per il licenziamento.
Ma il mio è un mondo lavorativo idilliaco, distante dalla realtà.
Le aziende stesse hanno ampi margini di tolleranza nell’accettare ruoli passivi di esecuzione del lavoro. L’asticella della valutazione delle prestazioni dovrebbe stimolare l’intraprendenza e non l’obbedienza passiva.
Il lavoratore stesso subisce l’influenza di modelli poco stimolanti: dagli stessi germi del fatalismo che lo fanno sentire impotente nell’acquisire un ruolo di attore di cambiamenti. Lo stesso sistema educativo e culturale non valorizza il pensiero critico. Infine le aziende stesse soffrono a volte di un management autoritario che predilige l’obbedienza alla proattività.
Questo senso di impotenza aziendale si porta dietro i germi del fatalismo: “l’uomo è fatto così”, o come dicono alcuni titolari di azienda: “Se fosse intraprendente come me avrebbe fatto l’imprenditore e non il dipendente!”
In nostro compito è di scavalcare questo immobilismo concettuale per puntare sull’empowerment della popolazione lavorativa. Solo così spezzeremo le catene del fatalismo e del senso di impotenza.
Sono certo che da questa lettura possano nascere tante nuove domande di approfondimento, da qui l’opportunità di ulteriori approfondimenti cliccando sul pulsante che trovi di seguito. Potrai
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